Nel mondo della ricerca sul cancro il ruolo delle donne è sempre più centrale, e la parità effettiva è solo questione di tempo. Non è un’opinione, ma un dato di fatto, suffragato – tra le altre cose – dall’accoglienza trionfale riservata a Trento di Karin De Visser, punto di riferimento nel campo dell’immunologia dei tumori, nota soprattutto per i suoi studi su come il cancro alla mammella «manipola» il sistema immunitario per diffondersi.
Responsabile di un gruppo di ricerca al Netherlands Cancer Institute e all’Oncode Institute di Amsterdam, nonché docente all’Università di Leida nei Paesi Bassi, De Visser ha vinto il premio Pezcoller EACR «Women in Cancer Research». Il riconoscimento, elargito dalla Fondazione Pezcoller grazie a un lascito di Marina Larcher Fogazzaro, è tra le iniziative che portano nel capoluogo le massime figure dell’oncologia, fornendo alla comunità scientifica locale occasioni di incontro e collaborazione.
A Trento De Visser ha incontrato un’altra figura di spicco della lotta al cancro, Francesca Demichelis. Prorettrice alla ricerca dell’Università di Trento, Demichelis dirige il Laboratorio di Oncologia Computazionale e Funzionale presso il Dipartimento Cibio, con cui ha dato un contributo significativo alla comprensione della genetica del cancro alla prostata. Le due scienziate
si sono confrontate in un dialogo «a tre» con il T sul presente e il futuro della ricerca oncologica.

