Tumori: oltre 250 scienziati a Trento

«Come in una famiglia i figli sono diversi l’uno dall’altro, così la cellula tumorale genera altre cellule diverse che crescono. È capendo cosa succede che possiamo combattere il cancro». È con un’analogia che Enzo Galligioni, presidente della Fondazione Pezcoller, ha spiegato il tema del 37esimo Simposio Pezcoller, uno degli appuntamenti scientifici più prestigiosi nella lotta ai tumori, che tra ieri e oggi ha portato al Dipartimento di Lettere di Trento scienziati da ogni parte del mondo.

Quest’anno l’evento ha fatto registrare un record di partecipazione, con 75 progetti di ricerca presentati da giovani ricercatori. Numeri rincuoranti in tempi difficili in cui, come ha detto Galligioni, «i fondi per la ricerca vengono spesi per altri motivi, soprattutto per finanziare gli armamenti e le guerre».

Il Simposio è tornato al tema di sempre della lotta ai tumori, ovvero le mutazioni genetiche delle cellule, responsabili della resistenza alle terapie. Infatti, «mentre l’evoluzione umana richiede millenni, quella del cancro si compie nell’arco della vita di una persona e procede molto rapidamente». È per questo che i trattamenti possono smettere di funzionare, poiché, come ha aggiunto il premio Nobel William Kaelin, «il cancro è un bersaglio mobile che si sposta facilmente e con grande rapidità». La soluzione è imparare «a scegliere le terapie in maniera più efficiente, usando più farmaci allo stesso tempo», un cambio di approccio che comporta costi complessivamente molto inferiori rispetto a quelli della malattia stessa.